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Torino città universitaria: un'occasione da non perdere

Piero Fassino Candidato Sindaco

Piero Fassino
Candidato Sindaco Torino

UN'OCCASIONE DA NON PERDERE PER SVILUPPARE ECCELLENZE E COSTRUIRE UNA GRANDE CAPITALE DEL LAVORO INTELLIGENTE

TORINO città universitaria non è un ossimoro. Lo dicono i dati. Possiede due Atenei tra i migliori d'Italia secondo le classifiche del ministero. Due Atenei che insieme hanno cento mila iscritti. Se si contano professori, ricercatori, tecnici e impiegati, si devono aggiungere tra le 10 e le 15 mila persone. In totale, più di un decimo della popolazione di Torino. Una città universitaria già aperta al mondo: il 20 per cento degli studenti del Poli proviene dall'estero, all'Università sono il 13 per cento. Torino - per cento anni capitale del lavoro manifatturiero - ha dovuto modificare e ristrutturare la sua identità. Se desidera svilupparsi ulteriormente deve puntare al massimo su lavoro intelligente, conoscenza, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico.

Per la nostra società, un investimento sul sapere deve essere centrale e strategico, ed essere accompagnato da un nuovo approccio culturale nel rapporto tra città, Università e Politecnico: essere una città universitaria non significa soltanto ospitare un’università sul proprio territorio.

Ora è necessario fare un salto culturale. Bisogna che questa identità, già forte e consolidata, entri nel dna. Torino deve fare dei suoi Atenei, delle sue strutture di eccellenza nel campo della formazione, un carattere distintivo. È una delle leve fondamentali dello sviluppo per diventare una grande capitale del lavoro intelligente. Forse pochi sanno che la Yaris della Toyota è stata pensata, progettata e 'prototipata' a Torino. La parte intelligente del lavoro si è concentrata qui. La città della conoscenza non è solo università. Penso anche ad una Città della Salute e della Scienza. Un progetto che, partendo dai due poli universitari delle Molinette e del San Luigi, non ha come obiettivo una semplice riorganizzazione dei presidi ospedalieri, ma anche quella di permettere a Torino di diventare un'eccellenza mondiale della salute, capace di attrarre aziende del settore, dalle biotecnologie alla farmaceutica, offrendo così uno sbocco ai 500 laureati in medicina che le due facoltà sfornano ogni anno.

Né dobbiamo dimenticare l’opportunità di attrarre anche esperienze universitarie internazionali. Le università americane sono già alla ricerca di città europee per insediare le loro sedi. Torino è ai primi posti.

Infine penso che sia necessario completare la riorganizzazione dei poli già avviata con la realizzazione del campus Italgas, della Cittadella Politecnica, del polo umanistico a Palazzo Nuovo e di quello scientifico a Grugliasco. Il che comporta scelte conseguenti: campus per poli di Facoltà, collegamenti e trasporti pubblici adeguati anche negli orari notturni, servizi culturali e sportivi, residenze per studenti e tutte le iniziative capaci di trasformare Torino in un fortissimo polo di attrazione di intelligenze.

Torino si trasforma così in una città dei giovani. Ci sono tra i 40 e i 50 mila alloggi sfitti. Patrimonio che in parte si potrebbero utilizzare per ospitarli. Ma non solo. Oggi sono 140 mila le persone che vivono sole. Torinesi che potrebbero affittare una stanza agli studenti che vengono da fuori, migliorando la qualità della vita di chi è solo.

Altra priorità è l'offerta culturale, di qualità, e il potenziamento dei centri sportivi, ad iniziare dal Cus. Poi gli orari della città. In una città che voglia essere universitaria la metropolitana non può chiudere alle 23.30. E scommettendo sulla città universitaria Torino sarà così più giovane e più innovativa. Iniziative capaci di trasformare Torino in un fortissimo polo di attrazione di intelligenze.


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