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Scienza, Tecnologia e Società

JC De Martin Marco Mezzalama Mario Rasetti

Juan Carlos De Martin, Marco Mezzalama, Mario Rasetti (Politecnico di Torino)

Risale a più di una generazione fa - era il 1976 - la creazione del “Program in Science, Technology, and Society” del Massachusetts Institute of Technology. E ancora prima, alla fine degli anni '60, erano già stati lanciati analoghi programmi all'Università di Stanford, a PennState e altrove. Da allora praticamente tutte le principali università al mondo, inclusa Oxford (con l'Institute for Science, Innovation and Society), hanno creato spazi multidisciplinari di ricerca e di didattica dedicati ad esplorare la complessa relazione tra i risultati delle attività scientifiche e tecnologiche e la società in senso lato.

I motivi del vivo interesse per il rapporto scienza-società sono chiari. La seconda parte del XX° secolo, infatti, ha visto un aumento dell'impatto – in atto e potenziale – dell'uomo sull'ambiente circostante e su se stesso senza precedenti nella storia dell'umanità. Tecnologie, infatti, come il nucleare, la genetica, le tecnologie dell'informazione, le nanotecnologie, le neuroscienze, la robotica hanno schiuso opportunità straordinarie, ma anche posto problemi senza precedenti.

Inevitabile, quindi, la spinta a studiare le conseguenze degli sviluppi tecnologici sull'economia e il mercato, sugli assetti giuridici e politici (inclusa la geopolitica), sulla psicologia umana, sui comportamenti sia individuali sia collettivi, sull'etica e su molto altro ancora. Studio non solo scientificamente interessante in sé e per sé, ma anche essenziale per fornire elementi che aiutino la società nel suo complesso a capire e governare cambiamenti profondi e spesso molto più rapidi che in passato.

Un ambito accademico “scienza, tecnologia e società” è, tuttavia, per definizione multidisciplinare. Deve, cioé, ospitare studiosi di diversa formazione che, pronti a trascendere le usuali compartimentazioni accademiche, siano disposti a apprendere i rispettivi linguaggi al fine di lavorare insieme all'analisi di problemi trasversali. E' un obiettivo impegnativo. Richiede, da una parte, un forte impegno da parte dei singoli ricercatori; non basta certo mettere ricercatori di diverse discipline nello stesso laboratorio per sperare che nasca spontaneamente un gruppo di ricerca multidisciplinare. Richiede inoltre un esplicito impegno delle istituzioni accademiche, che devono creare incentivi adeguati. In questo momento, infatti, l'iperspecializzazione che ha caratterizzato la ricerca in questi ultimi decenni, genera – anche a livello di carriera – un forte incentivo a dedicarsi a microambiti verticali piuttosto che a questioni, magari di grandissima rilevanza scientifica e sociale, ma orizzontali.

Si tratta, tuttavia, di difficoltà superabili da un'Ateneo come il Politecnico di Torino, che dovrebbe vedere la creazione di uno spazio multidisciplinare “scienza, tecnologia e società” come un'obiettivo strategico. Creare competenze “scienza, tecnologia e società” è, infatti, senza dubbio strategico per il futuro dell'Ateneo – su più livelli, come dimostrato anche dal fatto che molte università che prendiamo spesso come riferimento ci hanno preceduto in quella direzione. Tali competenze permetterebbero al Politecnico di avere un ruolo socialmente più incisivo, dal livello locale a quello europeo e internazionale. Inoltre, coltivare un ambito multidisciplinare di quel tipo ci permetterebbe di identificare con maggior anticipo e più profonda comprensione problemi e discipline emergenti. Infine, pragmaticamente ma crucialmente, perché i principali finanziatori della ricerca, a partire dalla Commissione Europea, ci stanno chiedendo una visione dei problemi più ampia e più integrata rispetto a quella strettamente tecnico-scientifica. La richiesta di prendere in considerazione gli aspetti etici in progetti dedicati alla genetica, alle neuroscienze o alla robotica è forse l'esempio più noto, e già di per sé rilevante, ma la tendenza è più ampia e in corso di ulteriore rafforzamento. Per esempio, a metà gennaio si è chiuso un bando europeo del 7° Programma Quadro dal titolo "Internet Science" che intende creare una Rete di Eccellenza che unisca competenze non solo tecniche, ma anche giuridiche, economiche, filosofiche, sociali, eccetera, per meglio studiare Internet – presente e futura - e il suo impatto sulla società. In un ambito come quello ICT, tradizionalmente lontano (salvo eccezioni) dalle scienze umane, tale bando ha rappresentato una forte novità. A una delle proposte ha partecipato, come partner di riferimento, il Centro NEXA su Internet & Società del Politecnico (Dipartimento di Automatica e Informatica), ovvero, un centro sperimentale – in cui è coinvolto uno degli autori di questo contributo – che dal 2006 segue l'approccio multidisciplinare sopra delineato per studiare Internet e i suoi effetti sulla società, con l'ausilio, oltre che di ingegneri, anche di giuristi e di economisti. Il Centro NEXA del DAUIN è un tentativo pilota, focalizzato su una specifica tecnologia, di affrontare il tema “scienza, tecnologia e società”.

Tuttavia, coi soli progetti pilota non si va lontano; senza un vero radicamento, infatti, i progetti pilota prima o poi esauriscono la spinta propulsiva iniziale. Occorre un impegno forte da parte dell'Ateneo a favore della creazione di uno spazio accademico ben strutturato, sia di ricerca sia didattico, dotato di adeguate risorse, che estenda la consolidata tradizione tecnico-scientifica del Politecnico nelle direzioni che sia finanziatori della ricerca sia la società che ospita e sostiene il nostro Ateneo si attendono da noi.

Ciò va visto come una grande opportunità per tutta la comunità accademica: vi sono pochi dubbi, infatti, che a un impegno serio del Politecnico risponderebbero con vivo interesse numerosi enti esterni, interessati a ricevere da noi una visione ampia e integrata dei risultati che produciamo nei nostri vari settori di attività. Per comprendere e governare meglio un futuro sempre più determinato dalla tecnologia.


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