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Humboldt oggi: Il circolo "virtuoso" di ricerca-didattica/didattica-ricerca

Nicola Siciliani de Cumis (Università “La Sapienza” di Roma)

NEW: Intervista a Nicola Siciliani, il Faro Online

All'attenzione di Juan Carlos De Martin

Gentile Professore,

ho trovato assai interessante il suo intervento su "Nòva" (N.d.R. "L'università si interroga", Nova-ilSole24Ore, p. 8) di giovedì 31 marzo. Ho quindi visitato il sito www.piazzastatuto.it e le scrivo per rendere testimonianza alla luce della mia esperienza.

Da anni sono impegnato, con un gruppo di colleghi e con i nostri studenti della "Sapienza", nel contribuire come ricercatori e come docenti alle difficili problematiche da lei rappresentate. Dei risultati, se fosse interessato, le direi in seguito. Le accenno intanto alla "filosofia" cui ci ispiriamo.

Nei limiti di una breve autopresentazione e dovendo scegliere un aspetto della questione del rapporto ricerca/didattica-didattica/ricerca nell' unicità della funzione universitaria specifica, accenno solo agli elaborati scritti e delle tesi di laurea come prove in qualche modo "oggettive" dei nostri risultati individuali e collegiali, universitari e sociali, peculiari.

Questa pertanto la cornice concettuale di riflessione. Pensiamo alla nostra università, come si dice, “di massa” e ai suoi prodotti culturali peculiari, tra didattica e ricerca: che possono risultare tutt’altro che scadenti, però a patto che ci si lavori formativamente insieme, docenti e studenti. Osserviamo come è venuta mutando, oggi, la possibilità di rendere pubblicamente conto dei prodotti individuali e sociali del lavoro universitario. Ragioniamo, nell’epoca della “riproducibilità tecnica” e delle tecnologie digitali di stampa a buon mercato, sui possibili “salti qualitativi" del massimo numero possibile di utenti: e, dunque, puntiamo sulle facilitazioni comunicative, sulla pubblicabilità e sulla virtuale democraticità dei processi di conoscenza, che possono derivare alla cultura generale di ciascuno e di tutti.

Non dimentichiamo che, nel passato, il diritto di stampa era quello che veniva a meritare la ricerca (già la tesi di laurea), di cui fosse stata dichiarata la dignità di stampa. Le spese di edizione erano, budget permettendolo, a carico dell’istituzione accademica coinvolta. Conseguenze immediate: la soddisfazione personale dello studioso per il pubblico riconoscimento ottenuto, un vantaggio per il proprio curricolo professionale, eventuali opportunità di carriera accademica e possibili ricadute positive d’immagine per tutti gli interessati. Università compresa. Oggi questa possibilità è virtualmente cresciuta. Rivoluzionata. Mediante internet, ma non solo...

Alla luce della tradizione humboldtiana (ma non solo) e sul presupposto che anche l’università, aperta com’è ad un’utenza di massa, debba comunque essere un luogo di ricerca, le esperienze di pubblicazione dei risultati non possono non moltiplicarsi. Anche se la tendenziale produttività per le stampe comporta, evidentemente, precisi doveri: il dovere di una selezione “mirata” del materiale didattico e scientifico a disposizione, il dovere di una cura redazionale attenta e di un aggiornamento bibliografico ulteriori, il dovere della collegialità ed insieme dell’individuazione dei limiti e delle possibilità dell’indagine…

Va da sé, tuttavia, che la dignità di stampa e, se possibile, il diritto-dovere di stampa devono essere sostenuti dalla cura formale della trattazione, dalla relativa novità del tema di studio, dall’originalità del punto di vista e magari dai risultati “scientifici” conseguiti: e dunque dal valore metodologico, anche in termini applicativi, della materia di studio e dei suoi risultati palesi, didattici e di ricerca. Caratteristica dell’esito di stampa, in tale logica, la discrezionalità e l’eccezionalità. Presupposti: un nuovo modo di vivere il proprio ruolo di docenti; l'idea di servire l'Università per i suoi fini scientifici e didattici specifici; non di servirsene per finalità "altre" (quali che siano).

La prospettiva è quella di contribuire, così facendo, alla formazione di élites intellettuali e, al tempo stesso, ad elevamenti culturali più generalizzati. Direi addirittura standardizzati, pur nel massimo rispetto delle individualità e del "merito" di ciascuno. Nella persuasione che la crescita culturale dei contesti universtari nel loro insieme non siano in contraddizione, ma favoriscano invece, decisamente, le virtualità intellettuali dei singoli. Non solo, voglio dire, delle individualità eccellenti, indipendentemente dal lavoro universitario, ma anche quelle potenzialmente eccellenti, proprio in virtù del detto lavoro.

Vive cordialità,

Roma, 31 marzo 2011

Nicola Siciliani de Cumis
Professore di Pedagogia generale
Università “La Sapienza” di Roma


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