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Identità collettiva e mobilitazioni in difesa dell'università italiana. Alcuni spunti di riflessione.

Elena Pavan

Elena Pavan
Ricercatrice post-doc, Università di Trento
Trento, 30 marzo 2011

L’azione collettiva, come insegnano alcuni dei miei maestri, può assumere varie forme. Tra i criteri con i quali è possibile cercare di distinguere un fenomeno dall’altro ve n’è uno che ci offre alcuni spunti particolarmente interessanti per riflettere sulle mobilitazioni in difesa dell’università e, più in generale, della scuola pubblica. Si tratta della forza dell’identità collettiva, cioè del senso con il quale ci si percepisce - e si viene percepiti dall’esterno - come “membri” della mobilitazione. La forza di un’identità collettiva ci permette, ad esempio, di distinguere una coalizione da un movimento sociale. Nel primo caso, l’identità è più debole, la coalizione si organizza intorno ad uno scopo preciso e, una volta raggiunto, termina la propria esistenza. La natura stessa del fenomeno organizzativo coalizionale si lega all’eterogeneità dei fini che, di volta in volta, vengono perseguiti. Un movimento, invece, presuppone un’identità collettiva più forte. Gli eventi politici, i cambiamenti sociali non determinano la mobilitazione ma, piuttosto, vengono messi in relazione tra loro ed affrontati secondo una prospettiva comune, gestiti con specifico riferimento ad una certa visione di lungo periodo del mondo che va ben oltre il mero episodio o il raggiungimento di uno scopo.

Gli interventi dei candidati alle elezioni amministrative

Per comodità dei lettori in vista delle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011, riportiamo in ordine alfabetico gli interventi che alcuni candidati hanno inviato a "Piazza Statuto":

Il candidato sindaco Michele Coppola è stato ripetutamente invitato a contribuire, ma fino a questo momento senza successo.

L'Università a 5 stelle

Vittorio Bertola Candidato Sindaco

Vittorio Bertola
Candidato Sindaco Torino

I due Atenei torinesi sono certamente uno dei migliori patrimoni della città, e uno dei più importanti per il suo futuro. La strada per rilanciare Torino passa per la sua vitalità culturale, economica e scientifica, e per la sua capacità di attirare e mantenere in città i migliori talenti da tutto il mondo, in modo che creino ricchezza (in senso lato) e costruiscano qui il futuro.

Per fare questo è necessario un investimento in servizi di sostegno (diritto allo studio, casa, trasporti, vivibilità per i giovani) e di creazione di opportunità (sostegno alle giovani imprese, microcredito personale, promozione dell'innovazione, incrocio tra domanda e offerta di prestazioni, stabilità del lavoro). Ma è necessario soprattutto "stappare" le energie di questa città, troppo spesso represse sotto un piccolo gruppo di famiglie, salotti e interessi economici, che esprimono una classe dirigente sempre meno moderna e che bloccano la mobilità sociale. Serve un rinnovamento non solo generazionale (se no basterebbero i "figli di") ma anche di mentalità e di cultura, basato sulla meritocrazia; serve che i giovani brillanti possano subito accedere a posizioni di responsabilità - nelle aziende, nella politica, nell'università - senza perdere i loro anni migliori a portare borse.

In senso più generale, i problemi dell’Università in Italia si possono riassumere in due grosse categorie: mancanza di investimenti e mancanza di meritocrazia.

Torino città universitaria: un'occasione da non perdere

Piero Fassino Candidato Sindaco

Piero Fassino
Candidato Sindaco Torino

UN'OCCASIONE DA NON PERDERE PER SVILUPPARE ECCELLENZE E COSTRUIRE UNA GRANDE CAPITALE DEL LAVORO INTELLIGENTE

TORINO città universitaria non è un ossimoro. Lo dicono i dati. Possiede due Atenei tra i migliori d'Italia secondo le classifiche del ministero. Due Atenei che insieme hanno cento mila iscritti. Se si contano professori, ricercatori, tecnici e impiegati, si devono aggiungere tra le 10 e le 15 mila persone. In totale, più di un decimo della popolazione di Torino. Una città universitaria già aperta al mondo: il 20 per cento degli studenti del Poli proviene dall'estero, all'Università sono il 13 per cento. Torino - per cento anni capitale del lavoro manifatturiero - ha dovuto modificare e ristrutturare la sua identità. Se desidera svilupparsi ulteriormente deve puntare al massimo su lavoro intelligente, conoscenza, ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico.

Per la nostra società, un investimento sul sapere deve essere centrale e strategico, ed essere accompagnato da un nuovo approccio culturale nel rapporto tra città, Università e Politecnico: essere una città universitaria non significa soltanto ospitare un’università sul proprio territorio.

Ora è necessario fare un salto culturale.

Università e pubblica amministrazione: partecipazione e innovazione

Fosca Nomis Candidato Sindaco

Fosca Nomis (candidata per il Consiglio Comunale di Torino nel Partito Democratico)

Gli atenei italiani stanno definendo i loro nuovi statuti nel disinteresse dei media e dell’opinione pubblica (ma anche di molti studenti…), che sembrano accorgersi dell’università soltanto quando si parla di baroni e relative famiglie o di occupazioni sui tetti. Si tratta invece di un passaggio decisivo, che ha il potenziale di chiarire ambiguità e sciogliere alcuni dei nodi irrisolti dalla riforma Gelmini. Come trasformare un percorso interno al mondo accademico, che affronta temi squisitamente tecnici e organizzativi, in un processo davvero costituente, che alimenti il dibattito pubblico sul ruolo dell’università nel nostro paese e da questo ne sia orientato? La “parola chiave”, che occorre rivestire di significato e tradurre in pratiche concrete, diventa qui inevitabilmente “partecipazione”.

Le due università di Torino, oppure tre

Alberto Musy Candidato Sindaco

Alberto Musy (Università del Piemonte Orientale)
Candidato Sindaco Torino del Nuovo Polo

Torino ama le sue due università.

Il successo del Politecnico è sotto gli occhi di tutti: rende la città più bella, attira giovani studenti che vengono a Torino da tutta Italia, mette d’accordo il mondo dell’impresa e i neo-laureati.

Le sue due sedi storiche, la residenza sabauda al Valentino dedicata ad Architettura, ed il grande complesso in Corso Duca degli Abruzzi, prevalentemente destinato ad Ingegneria, con la nuova struttura di via Boggio, colpiscono per la tecnologia d’avanguardia e la cura del design. L’offerta delle culture politecniche è amplissima e in continua evoluzione: dallo spazio all’ambiente e al territorio, dalle telecomunicazioni e l’informatica all’energia, dalla meccanica all’elettronica, dall’architettura ed edilizia al restauro e ai beni culturali, la chimica, l’automazione, l’ingegneria elettrica, il design industriale. Inoltre, scegliendo di offrire una serie cospicua di percorsi formativi interamente in lingua inglese, e un programma di doppie lauree, il Politecnico si colloca direttamente sul mercato europeo dell’istruzione superiore facendo concorrenza ai maggiori atenei europei.

Humboldt oggi: Il circolo "virtuoso" di ricerca-didattica/didattica-ricerca

Nicola Siciliani de Cumis (Università “La Sapienza” di Roma)

NEW: Intervista a Nicola Siciliani, il Faro Online

All'attenzione di Juan Carlos De Martin

Gentile Professore,

ho trovato assai interessante il suo intervento su "Nòva" (N.d.R. "L'università si interroga", Nova-ilSole24Ore, p. 8) di giovedì 31 marzo. Ho quindi visitato il sito www.piazzastatuto.it e le scrivo per rendere testimonianza alla luce della mia esperienza.

Da anni sono impegnato, con un gruppo di colleghi e con i nostri studenti della "Sapienza", nel contribuire come ricercatori e come docenti alle difficili problematiche da lei rappresentate. Dei risultati, se fosse interessato, le direi in seguito. Le accenno intanto alla "filosofia" cui ci ispiriamo.

Scienza, Tecnologia e Società

JC De Martin Marco Mezzalama Mario Rasetti

Juan Carlos De Martin, Marco Mezzalama, Mario Rasetti (Politecnico di Torino)

Risale a più di una generazione fa - era il 1976 - la creazione del “Program in Science, Technology, and Society” del Massachusetts Institute of Technology. E ancora prima, alla fine degli anni '60, erano già stati lanciati analoghi programmi all'Università di Stanford, a PennState e altrove. Da allora praticamente tutte le principali università al mondo, inclusa Oxford (con l'Institute for Science, Innovation and Society), hanno creato spazi multidisciplinari di ricerca e di didattica dedicati ad esplorare la complessa relazione tra i risultati delle attività scientifiche e tecnologiche e la società in senso lato.

La sfida dello statuto

Laura Sartori (Università di Bologna)

Gli atenei stanno affrontando un profondo processo di cambiamento organizzativo e sociale indotto dall’entrata in vigore della Legge 240. Chi con largo anticipo sull’approvazione della legge e chi soltanto dopo ha avviato le commissioni di revisione dello statuto col compito di scrivere i nuovi regolamenti alla luce della legge e di ripensare la vita universitaria dei prossimi anni.

Open Access

Roberto Caso (Università degli Studi di Trento)

collegamento: Maria Chiara Pievatolo, Lettera aperta sull’accesso aperto: i princìpi, "Minima Academica" (blog), 25 febbraio 2011.

In tempi in cui si sente spesso – forse troppo spesso – associare la parola università a quelle di mercato, concorrenza, profitto, classifica (ranking), è bene riportare il fuoco dell’attenzione su ciò che dovrebbe essere il principale compito della ricerca e della formazione accademica: la creazione di conoscenza pubblica. L’aggettivo “pubblico” assume almeno due rilevanti significati. Si ferisce al fatto che la conoscenza non dovrebbe rimanere segreta, privata, esclusiva; allude altresì all’impegno di estendere il più possibile la cerchia delle persone (il pubblico, appunto) messe in grado di fruire dei risultati della ricerca e dell’insegnamento accademici.
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Dr. Radut